Museo della Beata Vergine della Salute
Museo annesso al Santuario della Madonna della Salute di Solarolo (Ravenna), con una raccolta di circa 200 tavolette votive dal Settecento a oggi. L'ingresso è gratuito.
Dati pratici
Via Madonna della Salute, 69, 48027 Solarolo
↗ Apri su Google MapsOrari non disponibili — verifica sul sito ufficiale prima della visita.
Il museo
Il Museo della Beata Vergine della Salute si trova a Solarolo, in provincia di Ravenna, all'interno del complesso del Santuario della Madonna della Salute. Il santuario fu costruito tra il 1731 e il 1736 su progetto dell'architetto faentino Carlo Cesare Scaletta; l'altare maggiore, in marmi pregiati, è opera dei Fratelli Toschini di Ravenna. Al santuario è annesso un piccolo museo che conserva una raccolta di circa 200 tavolette votive, databili dal Settecento fino ai giorni nostri. Le tavolette votive — tradizionalmente offerte dai fedeli come ringraziamento per grazie ricevute — costituiscono una testimonianza continua di devozione popolare e di storia locale, oltre che un documento visivo di usi e costumi nel corso di tre secoli. L'ingresso al museo è gratuito.
Cosa vedere dentro
Raccolta di circa 200 tavolette votive dal Settecento a oggi
Altare maggiore in marmi pregiati dei Fratelli Toschini di Ravenna
Architettura del santuario progettato da Carlo Cesare Scaletta (1731-1736)
Info per la visita
L'ingresso è gratuito. Per orari di apertura e informazioni aggiornate, si consiglia di contattare direttamente il santuario al numero 054652008.
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Domande frequenti
Quanto costa l'ingresso al museo?
L'ingresso è gratuito.
Come si contatta il museo?
È possibile telefonare al numero 054652008.
Dove si trova il museo?
In Via Madonna della Salute 69, a Solarolo (RA), all'interno del complesso del Santuario della Madonna della Salute.
Quali sono gli orari di apertura?
Gli orari non sono disponibili in questa scheda. Si consiglia di verificare contattando direttamente il santuario al numero 054652008.
Chi ha progettato il santuario?
Il santuario fu realizzato tra il 1731 e il 1736 su disegno dell'architetto faentino Carlo Cesare Scaletta.