Museo Firenze · Firenze (Toscana)

Gipsoteca istituto statale d'arte

La Gipsoteca dell'Istituto Statale d'Arte di Firenze conserva una delle raccolte di modelli in gesso più significative d'Italia, con un nucleo importante dedicato all'arte del Rinascimento toscano.

Gipsoteca istituto statale d'arte

Dati pratici

Indirizzo

di Porta Romana, 50100 Firenze

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Orari

Orari non disponibili — verifica sul sito ufficiale prima della visita.

Contatti
055220521 istitutoarte@isa.firenze.it
Sito
Sito ufficiale non disponibile
Biglietti
Costo non disponibile — verifica sul sito ufficiale.

Il museo

La Gipsoteca dell'Istituto Statale d'Arte si trova in via di Porta Romana a Firenze e custodisce quella che viene considerata la più interessante raccolta di modelli in gesso in Italia, con una particolare concentrazione di calchi e modelli riferiti all'arte del Rinascimento toscano. Il nucleo fondante della collezione ha origine nell'acquisto effettuato nel 1922 dall'allora direttore Mario Salvini, che acquisì la collezione appartenuta a Oronzio Lelli. La gipsoteca è parte integrante di un istituto scolastico statale, a testimonianza del legame storico tra la formazione artistica e la conservazione di modelli didattici in gesso, strumenti tradizionalmente usati nell'insegnamento delle arti figurative.

Cosa vedere dentro

Modelli in gesso del Rinascimento toscano

Collezione proveniente dalla raccolta di Oronzio Lelli

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Domande frequenti

Dove si trova la Gipsoteca dell'Istituto Statale d'Arte?

La gipsoteca si trova in via di Porta Romana, 50100 Firenze.

Come si può contattare la struttura?

È possibile contattare l'istituto al numero 055220521 oppure via email all'indirizzo istitutoarte@isa.firenze.it.

Quali sono gli orari di apertura e il costo del biglietto?

Le informazioni su orari e biglietti non sono disponibili in questa scheda. Si consiglia di contattare direttamente l'istituto per avere dati aggiornati.

Qual è l'origine della collezione?

Il nucleo principale della collezione fu acquisito nel 1922 dal direttore Mario Salvini, che acquistò la raccolta di Oronzio Lelli.