Castello di Montesarchio e Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino
Il Castello di Montesarchio ospita il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino, dedicato alla storia della Valle Caudina attraverso reperti provenienti dai principali centri sanniti: Caudium, Saticula e Telesia.
Dati pratici
Via Castello, 1, 82016 Montesarchio
↗ Apri su Google MapsIl museo
Il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino si trova all'interno del Castello di Montesarchio, in provincia di Benevento, e racconta la storia della Valle Caudina dalla preistoria fino all'età sannitica. Il percorso espositivo si apre con una sezione dedicata al paesaggio preistorico, per poi concentrarsi su Caudium, l'antica città corrispondente all'odierna Montesarchio. Qui sono esposti corredi funerari provenienti dalle necropoli caudine, databili tra la metà dell'VIII e il III secolo a.C., che documentano intensi scambi commerciali con le città greche della costa e il mondo etrusco-campano. Tra i materiali più significativi spiccano numerosi vasi figurati di produzione attica e italiota, in particolare crateri risalenti al V-IV secolo a.C. Il pezzo più celebre è il cratere a calice a figure rosse realizzato a Paestum nel IV secolo a.C. dal ceramografo Assteas, di cui è visibile la firma. Il vaso, rinvenuto nel 1973 a Sant'Agata dei Goti, fu venduto illecitamente e acquistato nel 1981 dal Getty Museum di Malibu, per essere restituito all'Italia solo nel 2007. La parte finale del percorso è dedicata a Saticula e Telesia, con materiali dalle rispettive necropoli. Il castello stesso, di fondazione longobarda e rimaneggiato in epoca normanna, ha una storia complessa: fu prigione borbonica, ospitò illustri patrioti risorgimentali e poi un istituto per orfani. Nelle ex celle è oggi allestita la mostra immersiva permanente "Rosso Immaginario", che anima i crateri figurati attraverso videoproiezioni e minimapping.
Cosa vedere dentro
Cratere a calice a figure rosse del ceramografo Assteas (IV sec. a.C.), con scena del ratto di Europa
Corredi funerari delle necropoli caudine (metà VIII - III sec. a.C.)
Vasi figurati di produzione attica e italiota, tra cui numerosi crateri del V-IV sec. a.C.
Sezione dedicata a Saticula (Sant'Agata dei Goti) e Telesia (San Salvatore Telesino)
Mostra immersiva permanente "Rosso Immaginario" nelle ex celle del carcere borbonico
Struttura del castello con le fortificazioni esterne di epoca aragonese e gli ambienti ipogei
Info per la visita
Aperto dal martedì alla domenica, ore 09:00–19:00. Biglietto intero: 5,00 €; ridotto: 2,00 €. Indirizzo: Via Castello, 1, Montesarchio (BN). Tel. +39 0824 834570. Email: drm-cam.montesarchio@cultura.gov.it. Sito: museicampania.cultura.gov.it.
Domande frequenti
Dove si trova il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino?
È ospitato all'interno del Castello di Montesarchio, in Via Castello 1, a Montesarchio (BN), in Campania.
Qual è il pezzo più importante della collezione?
Il cratere a calice a figure rosse del ceramografo Assteas, realizzato a Paestum nel IV secolo a.C. Il vaso, che reca la firma dell'autore, raffigura il mito del ratto di Europa e fu restituito all'Italia nel 2007 dopo essere stato acquistato illecitamente dal Getty Museum di Malibu.
Quali sono gli orari e il costo del biglietto?
Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 09:00 alle 19:00. Il biglietto intero costa 5,00 €, il ridotto 2,00 €. Si consiglia di verificare eventuali variazioni sul sito ufficiale museicampania.cultura.gov.it.
Cos'è la mostra "Rosso Immaginario"?
È un'esposizione permanente immersiva allestita nelle ex celle del carcere borbonico del castello. Attraverso videoproiezioni direttamente sulle superfici dei vasi (minimapping), racconta i miti raffigurati sui crateri figurati rinvenuti nella necropoli di Montesarchio.
Il castello ha una storia precedente al museo?
Sì. Di fondazione longobarda e rimaneggiato in epoca normanna, il castello è documentato per la prima volta nello statuto di Federico II del 1241-1246. In epoca borbonica fu utilizzato come prigione di Stato, ospitando anche patrioti risorgimentali come Carlo Poerio. Dopo la chiusura del carcere, divenne sede di un istituto per orfani fino alla fine degli anni Ottanta del Novecento.