Castello di Alviano
Il Castello di Alviano è una fortezza rinascimentale che sorge su un'altura alla sinistra del Tevere, tra Orvieto e Amelia, in Umbria. Fondato nel 996 dal conte Offredo, capostipite degli Alviano, ospita oggi il municipio, mostre permanenti, il Museo della Civiltà Contadina e il Centro di Documentazione sull'Oasi di Alviano.
Dati pratici
Piazza Bartolomeo d'Alviano, 05020 Alviano
↗ Apri su Google MapsOrari non disponibili — verifica sul sito ufficiale prima della visita.
Il museo
Il Castello di Alviano si trova in Piazza Bartolomeo d'Alviano, nel comune umbro di Alviano (Terni), e costituisce il nucleo attorno a cui si è sviluppato l'intero insediamento urbano. La struttura, che segue la morfologia del terreno con una pianta trapezoidale, si sviluppa su tre piani più un attico ed è cinta da mura con quattro torri angolari. Sulla facciata d'ingresso campeggiano il leone della gogna e una testa di Medusa, simboli del feudo degli Alviano. La storia del castello inizia nel 996, quando il conte Offredo ne volle la costruzione. La famiglia Alviano ne mantenne il controllo fino al 1308, quando fu cacciata dai ghibellini amerini. Recuperato da Francesco d'Alviano, il maniero fu distrutto dai Chiaravalle e ricostruito nel 1495 dal figlio Bartolomeo come sontuosa residenza baronale. Bartolomeo, architetto militare, ne rafforzò le difese secondo i principi di Leon Battista Alberti, e alcune sale furono decorate da Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone. Nel 1500 il figlio Bernardino trasformò la fortezza in una fonderia di cannoni tra le più importanti dell'Umbria. Nel 1543, per mancanza di eredi maschi, gli Alviano persero il feudo. Il castello passò poi a diversi proprietari, tra cui donna Olimpia Maidalchini e, nel 1816, il principe Andrea II Doria Pamphilj Landi. Oggi, sapientemente restaurato, ospita il municipio al piano nobile, mostre permanenti di arte moderna e il Museo della Civiltà Contadina nei sotterranei, oltre al Centro studi sui Capitani di Ventura.
Cosa vedere dentro
Cortile interno con doppio loggiato rinascimentale
Cappella di San Francesco con affreschi del Seicento, inclusa la raffigurazione del miracolo delle rondini (1212) e il volto di Donna Olimpia Maidalchini
Leone della gogna e testa di Medusa sulla facciata d'ingresso
Museo della Civiltà Contadina con oltre mille oggetti
Centro di Documentazione audiovisiva sull'Oasi di Alviano
Mostre permanenti di arte moderna nei sotterranei
Centro studi sui Capitani di Ventura
Info per la visita
Il castello è aperto al pubblico il sabato e la domenica con orario 10:00–13:00 e 14:00–18:00. Per informazioni su biglietti e variazioni di orario contattare il numero 0744905028 o scrivere a alviano@sistemamuseo.it. Sito di riferimento: www.sistemamuseo.it.
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Domande frequenti
Quando è aperto il Castello di Alviano?
Il castello è aperto il sabato e la domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00. Si consiglia di verificare eventuali variazioni sul sito ufficiale sistemamuseo.it o contattando direttamente la struttura.
Quanto costa il biglietto?
Le informazioni sul costo del biglietto non sono attualmente disponibili in questa scheda. Si consiglia di contattare il castello al numero 0744905028 o via email a alviano@sistemamuseo.it per avere i prezzi aggiornati.
Come si raggiunge il castello?
Il castello si trova in Piazza Bartolomeo d'Alviano, nel comune di Alviano (TR), in Umbria, su un'altura alla sinistra del Tevere tra Orvieto e Amelia.
Cosa si trova all'interno del castello oltre alle sale storiche?
Il castello ospita il municipio al piano nobile, il Museo della Civiltà Contadina con oltre mille oggetti nei sotterranei, mostre permanenti di arte moderna, il Centro di Documentazione audiovisiva sull'Oasi di Alviano, un centro convegni e il Centro studi sui Capitani di Ventura.
Chi ha decorato le sale del castello?
Alcune sale furono decorate da Giovanni Antonio de' Sacchis, noto come il Pordenone, durante la ricostruzione voluta da Bartolomeo d'Alviano nel 1495. La cappella di San Francesco conserva invece una serie di affreschi del Seicento, commissionati da Donna Olimpia Maidalchini.