Abbazia di Soffena
L'Abbazia di San Salvatore a Soffena è un complesso monastico medievale a Castelfranco di Sopra (Arezzo), celebre per i suoi affreschi quattrocenteschi e per un paesaggio collinare di grande suggestione sull'altopiano del Pratomagno. L'ingresso è gratuito.
Dati pratici
via di Soffena, 2, 52020 Castelfranco di Sopra
↗ Apri su Google MapsIl museo
L'Abbazia di San Salvatore a Soffena sorge appena fuori dall'abitato di Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo, lungo la strada panoramica dei Setteponti, in un paesaggio collinare ai piedi del massiccio del Pratomagno. Il toponimo rimanda a origini etrusche, e il sito si è stratificato nei secoli: scavi e ritrovamenti di tombe nel chiostro hanno portato alla luce strutture di culto databili, grazie a frammenti architettonici longobardi, alla prima metà del IX secolo. Il primo documento scritto che la menziona risale al 1014, mentre nel 1090 papa Urbano II la concesse con una bolla alla congregazione vallombrosana. L'edificio attuale fu ricostruito alla fine del Trecento su un impianto a croce latina con volte a crociera, spostando l'asse verso ovest rispetto alla chiesa precedente. L'interno fu decorato con affreschi nella prima metà del Quattrocento, poi martellati nel Seicento per far aderire gli intonaci che li nascosero per secoli. Dopo le soppressioni leopoldine del Settecento l'abbazia passò al Comune di Castelfranco di Sopra e poi alla famiglia Ristori, che la usò come deposito agricolo. Lo Stato la acquisì nel 1963 e avviò un importante restauro architettonico sotto la guida dell'architetto Guido Morozzi: gli affreschi, scoperti sotto l'imbiancatura e in stato di degrado, furono staccati, restaurati e ricollocati su pannelli alle pareti. Il complesso si presenta come un quadrilatero dominato da un massiccio campanile in pietra con base quadrata e un chiostro porticato su tre lati con prato centrale.
Cosa vedere dentro
Madonna con Bambino e i Santi Pietro e Francesco, attribuita a Paolo Schiavo
Annunciazione di Giovanni di Ser Giovanni detto 'Lo Scheggia', fratello di Masaccio
Strage degli Innocenti, attribuita a Liberato da Rieti o al Maestro di Bibbiena
Visitazione, attribuita al Maestro di Bibbiena
Madonna in trono col Bambino e i santi Lazzaro e Michele Arcangelo, attribuita a Mariotto di Cristofano
Affreschi di ambito senese nel transetto sinistro
San Giovanni Gualberto, fondatore dei Vallombrosani, attribuito a Bicci di Lorenzo
Chiostro porticato su tre lati con prato centrale
Campanile in pietra a base quadrata
Info per la visita
Ingresso gratuito. Orari: lunedì, mercoledì e venerdì 14:15–18:45; martedì e giovedì 09:15–13:45; sabato 09:15–12:45; domenica 08:30–13:45. Indirizzo: via di Soffena 2, 52020 Castelfranco di Sopra (AR). Tel. +39 055 9149551. Email: drm-tos.abbaziasoffena@cultura.gov.it. Sito: museitoscana.cultura.gov.it.
Domande frequenti
Quanto costa visitare l'Abbazia di Soffena?
L'ingresso è gratuito.
Quali sono gli orari di apertura?
Lunedì, mercoledì e venerdì: 14:15–18:45. Martedì e giovedì: 09:15–13:45. Sabato: 09:15–12:45. Domenica: 08:30–13:45. Si consiglia di verificare eventuali variazioni sul sito ufficiale museitoscana.cultura.gov.it o contattando direttamente la struttura.
Come si raggiunge l'abbazia?
Si trova in via di Soffena 2, appena fuori dall'abitato di Castelfranco di Sopra (AR), lungo la strada panoramica dei Setteponti. Per informazioni su come raggiungerla in auto o con i mezzi pubblici, si consiglia di consultare il sito ufficiale.
Chi ha affrescato l'interno dell'abbazia?
Gli affreschi quattrocenteschi sono attribuiti a diversi artisti: Paolo Schiavo, Giovanni di Ser Giovanni detto 'Lo Scheggia' (fratello di Masaccio), Liberato da Rieti o il Maestro di Bibbiena, Mariotto di Cristofano e Bicci di Lorenzo, oltre ad affreschi di ambito senese nel transetto sinistro.
Quando fu restaurata l'abbazia?
Dopo l'acquisizione da parte dello Stato nel 1963, il complesso fu oggetto di una sostanziale ristrutturazione architettonica sotto la guida dell'architetto Guido Morozzi. Gli affreschi, scoperti sotto gli intonaci e in stato di degrado, furono staccati, restaurati e ricollocati su pannelli alle pareti.